a cura di M. Mancini; Roma (il cubo) 2016; pp. 543; euro 35.

La ricorrenza dei 100 anni dall’inizio della I guerra mondiale è servita, oltre che a mettere in luce tutto un corredo di retorica e di nazionalismo di cui francamente non sentivamo il bisogno, anche a riflettere in modo criticamente intelligente sulle vicende che portarono allo scoppio della guerra, all’intervento italiano ed allo svilupparsi successivo degli episodi bellici. In questa riflessione a 360° non poteva mancare (e giustamente) anche l’attenzione a quella parte della letteratura di quegli anni in qualche modo “nata” con e per la guerra e, quindi, anche agli scrittori che, nelle varie parlate locali dell’Italia (regno e terre “irredente”), toccarono con le loro opere (principalmente poetiche, ma non solo) le varie tematiche legate alla guerra ed alle sue conseguenze.

Con l’appoggio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale) la Casa editrice «il Cubo» di Roma ha fatto uscire un volume miscellaneo, curato da Massimiliano Mancini, dal titolo Una tragedia senza poeta, che, come recita il sottotitolo, affronta il tema della Poesia in dialetto sulla Grande guerra: testi e contesti.

In questo volume di ben 543 pagine esperti delle varie letterature regionali e locali della penisola ci offrono un quadro ben articolato e dettagliato di quanti abbiano scelto la loro parlata locale per esprimere o l’amor di patria e la passione guerresca o, al contrario, la disapprovazione per una guerra sentita come inutile e, soprattutto, terribile e devastante per il nostro paese, oppure ancora la propria ammirazione verso i combattenti e il disprezzo per gli imboscati e, soprattutto, per gli approfittatori (i “pescicani”), oppure esprimere il punto di vista di madri, padri, figli, fidanzate che vedevano i propri cari partire per il fronte… e forse non rivederli più.

Dopo una densa Nota introduttiva del Curatore del volume, che mette a confronto le due produzioni poetiche (in lingua ed in dialetto) sul tema della guerra, ci troviamo di fronte a 17 interventi che, pur non coprendo l’intero territorio nazionale, danno comunque un quadro pressoché completo della produzione dialettale del tempo di guerra. Mancano infatti interventi sull’Emilia e sull’Umbria e su tutte le regioni meridionali (escluse Campania, Sicilia e Sardegna), ma in compenso abbiamo il contributo di Daniela Armocida su I canti della Grande guerra nella critica contemporanea (pp. 509-526); e inoltre la Lombardia è presente con due testimonianze, sulla regione in generale e su Milano in particolare, e in essa spicca la figura del grande Delio Tessa (opera rispettivamente di Cecilia Demuru e di Mauro Novelli), allo stesso modo Friuli e Trieste sono presenti con ben tre contributi, rispettivamente di Valentina Cipriani (sulla letteratura friulana in tempo di guerra), Davide Pettinicchio (sui poeti friulani dopo la guerra e la “lunga durata” del conflitto, giungendo fino a Pasolini) e di Edda Serra (sul poeta triestino Giulio Camber Barni); anche Roma ha l’onore di due interventi, uno più generale (di Marcello Teodonio) sui poeti romaneschi, ed uno più specifico (di Franco Onorati) sull’opera di Mario Fagiolo (non ancora dell’Arco) dedicata alla figura di Enrico Toti.

La nostra terra piemontese è rappresentata da Dario Pasero, che ci dà una carrellata su alcuni scrittori di poesia (soprattutto Piero Sansalvadore, scrittore poco noto ma di discreto spessore, autore di un’unica raccolta dedicata appunto alla Grande guerra) e di teatro (Leon Alberto Segre), ma soprattutto domina la figura di “nostra maggior Musa” Fiorenzo T«oso (almeno per la prima metà del secolo scorso), cioè il torinese Nino Costa, che ci ha lasciato una serie non ampia ma significativa di quadretti dedicati soprattutto a figure ora positive (il soldato che parte per il fronte) ora negative (i profittatori, gli imboscati) presenti in quegli anni di guerra. Abbiamo poi la Liguria (soprattutto Genova, presentataci da Fiorenzo Toso), il Trentino, che, come il Friuli, ci dà un quadro della guerra che, per motivi geo-politici, risulta “dall’interno” di essa (Elio Fox), il Veneto (Francesco Piga), la Romagna di Aldo Spallicci (Luca D’Onghia), le Marche (Manlio Baleani), Napoli e la Campania, in cui spicca la figura del compositore E. A. Mario (Fulvio Tuccillo), la Sicilia (Lucio Zinna) e la Sardegna (Dino Manca).

Chiude il volume un utilissimo Indice dei nomi.

Dario Pasero

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