Una rappresentanza degli studenti guidati dalla preside del Liceo, professoressa Lucia Mongiano, ha portato alla cerimonia ufficiale del IV Novembre a Ivrea, brevi storie di ragazzi del liceo caduti nella Prima Guerra Mondiale. La classe 5° sezione G, dopo alcuni incontri sul tema con la professoressa Elisa Benedetto e con lo scrivente, hanno studiato alcuni aspetti del primo conflitto mondiale attraverso i documenti dell’Archivio storico scolastico e accettato di leggere alcune parole dedicate ai loro ex compagni di scuola morti un secolo prima, poco tempo dopo aver lasciato i banchi di scuola per andare a combattere come ufficiali di complemento. La lettura è avvenuta durante la cerimonia ufficiale con le autorità civili e militari davanti al monumento ai caduti in corso Cavour, letture scandite dal suono di una campanella, quella che segnala la fine dell’ora scolastica. Nel Liceo vi è una lapide in marmo verde. Porta incise, a lettere dorate ormai sbiadite dal tempo, poche parole che ricordano gli studenti caduti di questo Liceo nella tragedia della Prima Guerra Mondiale, combattuta dal regno d’Italia tra il 1915 e il 1918, significativa “puntata” del gran massacro del Novecento.

AI GIOVANI

CADUTI SULLE ALPI E SUL CARSO

CHE IN QUESTO ISTITUTO

APPRESERO

LA DEVOZIONE ALLA PATRIA

LA VIRTÙ DEL SACRIFICIO

INSEGNANTI E CONDISCEPOLI

D.(EPOSERO)

CONTERIO GIUSEPPE

PASTORE CARLO

PIEA LORENZO

RASARIO MARIO

ROBATTO FILIPPO

TIOLI ARNALDO

ZANNONE ENRICO EZIO

1915 – 1918

Grazie all’esistenza dell’archivio storico del Liceo intitolato a “Giovanni Flechia”, è stato possibile vedere i loro nomi, i loro voti sui registri, le annotazioni dei professori, sentire una vicinanza particolare e intima che rende quel tempo non poi così troppo lontano come superficialmente siamo portati a credere. Il 24 maggio 1915 venne dichiarata guerra contro l’Austria Ungheria. L’emozione dei vent’anni per la guerra, dopo un anno di quella neutralità caduta sotto i colpi dell’interventismo, il rombo del cannone lontano, ai confini orientali, la mobilitazione di circa 6 milioni di uomini dai 20 ai 40 anni, riempiva forse d’entusiasmo ed elettrizzava le feste nei salotti e nei cenacoli di ogni città e avrebbe cambiato con la fine di un’epoca, la storia d’Europa. La guerra gettava invece nel più profondo sconforto le famiglie di milioni di contadini che formavano il regno d’Italia e che sarebbero andati a far da carne da macello come soldati semplici, guidati dai giovanissimi ufficiali di complemento, appena usciti dalle scuole superiori, comandati ad andare alla testa dei propri reparti per portarli all’assalto frontale, per cadere falciati insieme ai propri uomini.

Giuseppe Conterio era nato a Locana (Torino) il 17 marzo 1894 e cadde sul Col di Lana il 6 febbraio del 1916. Faceva parte della brigata di fanteria “Calabria”, 59° reggimento. Al liceo si era iscritto alla classe prima con i compagni Pastore e Rasario nell’anno scolastico 1912-1913. Su questa classe formata da 11 allievi, 3  caddero in combattimento. Promosso alla seconda classe, risiedeva ad Ivrea presso il convitto “San Giorgio”. Iscritto ai corsi per aspiranti ufficiali di complemento, si guadagnò i gradi in prima linea. Il Bollettino emesso da Cadorna il 4 febbraio registrava che: La notte sul 2 il nemico, dopo avere con getto di numerose bombe a mano danneggiato le nostre posizioni sul Col di Lana (Alto Cordevole), pronunciò contro di esse un violento attacco. Fu completamente respinto. Al mattino nostri drappelli esploranti usciti dalle linee senza che il nemico osasse molestarli, constatarono sul terreno le gravi perdite subite dall’avversario durante l’attacco notturno. Il  tenente Giuseppe Conterio  colpito a morte , morì quattro giorni dopo, domenica 6 febbraio 1916. Era morto a 22 anni.

Lorenzo Piea era nato a S. Grisante, frazione di Crescentino, in provincia di Vercelli, il 23 marzo 1894. Dal Registro Generale dei Voti  al numero 17, nell’anno scolastico 1911/12 superava la classe prima, e risiedeva al Convitto “San Giorgio” di Ivrea. Era compagno di classe di Carlo Pastore. Nell’anno scolastico 1912/13 non superò la seconda classe a giugno, ma venne promosso nella sezione d’esame del mese di ottobre del 1913. Si trovò così con Zannone. Lorenzo frequentò il corso per ufficiali di complemento a Roma e, una volta promosso sottotenente, venne assegnato al 160 ° reggimento di fanteria della brigata “Milano”. Di stanza nella zona Tonezza – Durer – Forte Cherle. Il sottotenente Piea il 23 ottobre 1915 ricevette un paio di pinze  tagliafili e  l’ordine demenziale di aprire  un  varco nei reticolati nemici – in pieno giorno – per preparare un assalto. Lorenzo si portò  senza esitare  sotto il filo spinato e, impugnate le pinze, iniziò a tagliare il filo. Dopo pochi secondi venne colpito dal fuoco difensivo austriaco del Durer alla testa e al petto. Sebbene riportato dagli aiutanti alle proprie linee, morì poche ore dopo in un posto di medicazione. Era morto a 21 anni.

Carlo Pastore era nato ad Ivrea il 31 agosto 1896, e morì a Marostica all’Ospedale da Campo n. 007 il 21 maggio 1916. Apparteneva alla brigata di fanteria “Ivrea”, 162° reggimento. Nel 1911-12 superava la prima classe e risiedeva al Convitto civico di Ivrea. Il 15  maggio1916 il nemico scatenò la sua offensiva nel settore del Trentino, la Strafexpedition che provocò, la notte del  19, un ripiegamento  dell “Ivrea” sul costone sinistro della Val Torra. Il 20 maggio Carlo Pastore si trovava con la sua compagnia a difendere disperatamente la ridotta di quota 1506, mentre il nemico continuava a ricevere rinforzi. Il 21 maggio il nemico partì all’attacco e occupò il Costesin. La brigata ricevette l’ordine di ripiegare combattendo fin sulla linea Scogli della Torra – Casare di Campovecchio. Carlo Pastore venne colpito ma non morì subito, ci fu il tempo di portarlo a Marostica ove spirò per la gravità delle ferite. Era morto a 19 anni.

Mario Rasario era nato il 15 marzo 1894 a Olcenengo (Vercelli). Figlio del farmacista Giovanni e di Maddalena Francese, nel 1903 aveva perso il padre di soli 45 anni, quando ne aveva lui appena 9. Portava il n. 8 del Registro Annuale dei Voti trimestrali e degli Esami, della III liceo dell’anno scolastico 1914/1915. C’è un’annotazione di assenza su tutta la colonna del II trimestre: Servizio Militare. Chiamato alle armi, si iscrisse al corso per allievi ufficiali istituito alla caserma del Battaglione “Ivrea” del IV Alpini. Alla sera del giorno 20 agosto 1917, in una violenta mischia alla baionetta fra pattuglie, il tenente Rasario cadde colpito da proiettile nemico. La morte fu istantanea. Il giorno 22 ebbero luogo, sempre in prima linea, i funerali celebrati dal suo Cappellano in forma solenne e fu seppellito al cimitero provvisorio di Doss Casina, dirimpetto la città di Riva del Garda. La Madre e il fratello riuscirono a portare a casa la salma in seguito. Aveva 23 anni.

Filippo Robatto era nato il 7 maggio 1897 a Borgomasino, provincia di Torino, distretto militare di Ivrea. Aveva conseguito la licenza al ginnasio pareggiato  “Valsalice” di Torino nel luglio 1913 e venne promosso alla 2°classe del  liceo di Ivrea nell’anno scolastico 1913/14. Lasciò il liceo ai primi di gennaio del 1916. Abbiamo ancora i voti – molto alti – fino al 1° trimestre della 3° classe nell’anno scolastico 1915/16. Poi sulla colonna del  2° trimestre appare la dicitura:  si ritira dalla scuola in gennaio. Dopo il corso per aspiranti ufficiali  venne inquadrato come sottotenente di complemento nel 243° reggimento di fanteria della Brigata Cosenza. Fu ucciso il 24 maggio del  1917 al suo primo assalto in una dolina del Carso, per le ferite riportate in combattimento. Restano ai discendenti i libri del corso  accelerato per ufficiali in cui egli si distinse con il proprio nome e qualche concessione alla sua età di ragazzo: campeggia sulla prima pagina a matita il motto “Filippo il bello”. Era morto a 20 anni.

Arnaldo Tioli nacque ad Ivrea il 1° febbraio 1899 da Elisa Cassola e Garibaldi. Il nonno paterno, Ulisse, aveva combattuto con Giuseppe Garibaldi nelle campagne del 1859 e del 1860. Conseguì la Licenza Ginnasiale nell’ottobre del 1914 mentre era preside del Regio Liceo Ginnasio “Carlo Botta”  il proprio padre. Abitava con la famiglia in Corso Costantino Nigra a Ivrea. Dal prospetto dei voti assegnati nello scrutinio finale agli alunni delle classi del Liceo e negli esami di giugno del 1915 leggiamo: Si concede all’alunno di presentarsi almeno alle prove scritte.(Per via di un 5 in lingua italiana nello scrutinio). Tioli era registrato al numero 15.  Sottotenente nel 4° reggimento Alpini, XVI  reparto d’assalto “Arditi” ebbe ben due medaglie al valor militare. La prima, a diciotto anni, per aver coperto con audacia la ritirata dei reparti nella zona di Monte Fior e Monte Miela il 4-5 dicembre 1917 sparando raffiche di mitragliatrice contro il nemico attaccante, la seconda per l’azione offensiva, la prima vittoriosa per l’esercito italiano dopo la rotta di Caporetto, meno di due mesi dopo. Cadde nella battaglia dei “Tre Monti” sulla  sommità del monte Valbella il 28 gennaio 1918. A  suo padre, saputa la notizia, imbiancarono i capelli in una notte. Era morto a 19 anni.

Enrico Ezio Zannone era nato a Portula (oggi in provincia di Biella) il 26 dicembre 1894. Il padre, dottor Eugenio, era un medico chirurgo. Nell’anno scolastico 1913-14  venne  trasferito nel  2° trimestre al Regio Liceo di Aosta. Studente di medicina, si arruolò volontario nel corpo alpino e dopo il corso  accelerato all’Accademia militare di Modena per aspiranti alla nomina di sottotenenti di complemento, raggiuse il 3° reggimento alpini nel settore dell’Alto Isonzo di Tolmino. E ebbe presto il comando di una compagnia del battaglione alpino “Val Pellice” (composto dalla 224°, dalla 225° edalla 226° compagnia); il 30 novembre sostituirono sul Monte Mrzli a 1360 metri  s.l.m  i fanti della brigata  “Emilia”.  Enrico Zannone era in testa al suo reparto nella notte tra il 2 e 3 dicembre 1915; nel corso della battaglia, tra feroci combattimenti sotto il fuoco di sbarramento e dopo una mischia accanita, l’avversario fu messo in fuga lasciando sul campo cinquecento cadaveri e 131 prigionieri. Tra le perdite italiane vi fu anche Enrico  Ezio Zannone. Era morto a 21 anni.

Fabrizio Dassano

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